DESIGN AUTOPRODOTTO: LA RIVOLUZIONE CHE DIVENTA TENDENZA

Di Secondome

Andrea Salvetti | Mazzolin di fiori, Art-Basel

Nel design come nella moda, può essere brevissimo il passo che trasforma un fenomeno di nicchia in tendenza. Prendiamo il caso dell’autoproduzione: è perfetto per illustrare come un movimento vero e proprio, seppure mai codificato e senza un manifesto, nato con l’ambizione implicita di cambiare lo status del designer riunendo in una sola figura quelle di autore, editore e produttore, possa nel giro di qualche anno conquistare l’attenzione dei critici e del pubblico affermando una serie di creativi sulla scena internazionale e diventando lo spunto di mostre e rassegne quotate. Basti pensare a quanto e come è cresciuta Operae, la fiera torinese del design indipendente.

Sono passati ventun anni da quando Alessandro Ciffo debuttava con i s uoi primi vasi in silicone, inaugurando un percorso che col tempo e una ricerca paziente condotta sulla plastica e le sue potenzialità lo avrebbe portato a realizzare opere, come quelle recentissime, in cui il materiale sintetico arriva a prendere il respiro e il colore del vetro di Murano: “Quando ti accorgi che il silicone non serve solo a sigillare un particolare, ma a crearlo, allora inizia una nuova era” è la frase che non a caso apre l’homepage del suo sito.

 

 

 

Alessandro Ciffo | PH Damiano Andreotti

Ancora prima di Ciffo, nel 1991, esordiva nel suo laboratorio-officina in Toscana un altro pioniere come Andrea Salvetti, mentre bisogna risalire agli anni Ottanta per trovare le radici italiane, tra Roma e Bologna, dello svizzero Dum Dum, che in Emilia apriva la galleria Interno per poi lanciarsi in collaborazioni internazionali e mostre in giro per il mondo. Parliamo di figure eclettiche e, come spesso succede nell’universo dell’autoproduzione, in bilico tra design e arte. Figure che spingono oltre il confine stesso dell’atelier, che con loro assume più la dimensione di una vera e propria fabbrica. Quelle di Salvetti, per esempio, sono opere di grandi dimensioni, realizzate con tecniche e materiali diversi, a partire dai metalli da fusione, tutte concepite e seguite personalmente da questa singolare figura di autore che in sé riassumeva anche quella dell’operaio e dell’imprenditore. Salvetti è scomparso a 49 anni nel 2017: due mesi prima, aveva pubblicato un annuncio col quale cercava una figura che lo aiutasse nello sviluppo delle idee e nella fase di realizzazione. Il lavoro era aumentato e lo staff andava allargato, segno che l’autoproduzione ha un suo mercato in crescita.

Lo conferma, pescando una storia più recente ma di uguale successo, il caso di Giacomo Moor, classe 1981, gavetta in bottega e laurea al Politecnico lombardo con una tesi che è il biglietto da visita perfetto, quasi il manifesto, della sua poetica: Difetti di pregio. Ebanisteria tra scultura e design. E tra scultura e design si muove con ottimi risultati anche Stefano Marolla, romano, in grado di dare al legno un movimento e un segno ispirato nientemeno che al Bernini.

Ma perché un creativo sceglie la via dell’autoproduzione? In Italia dobbiamo risalire a Enzo Mari per trovare una traccia di pensiero codificato dietro una scelta che mira a portare il pubblico ad appropriarsi anche fisicamente del progetto realizzando mobili con le proprie mani. Oggi l’autoproduzione prende piede soprattutto nelle scuole, tra i giovani creativi che vedono nell’abbattimento degli steccati tra figure diverse la possibilità di consegnare al mercato manufatti e artwork concepiti, prodotti e – grazie al web – perfino distribuiti in maniera autarchica. Tocca poi a curatori, critici e talent scout scovare i designer più originali e buttarli nella mischia. La parabola dell’autoproduzione s’intreccia così con quel Futuro artigiano – come dal libro manifesto di Stefano Micelli – che è uno dei palchi su cui provare a mettere in scena la ripresa economica del Paese attraverso la creatività.

Dum Dum e Alessandro Ciffo Sambamasai