VITO NESTA, QUANDO IL DECOR VUOL DIRE PASSATO (MA NON NOSTALGIA)

Secondome intervista Vito Nesta

All’ultimo Fuorisalone ha sorpreso portando nella cornice storica di Palazzo Litta una collezione di carte da parati nate attingendo all’archivio di Limonta. A gennaio aveva lanciato Grand Tour, il suo marchio che nasce con uno storytelling ispirato al passato, quando l’Italia era la meta del viaggio di formazione dei talenti d’Europa. In questo caso a viaggiare all’estero e a riportare in Italia sotto forma di design le suggestioni internazionali è Vito Nesta: “Passo tanto del mio tempo in viaggio. A volte lontano da casa, ad annusare gli odori del mercato centrale di Kyoto, a farmi incantare dall’intensità unica del rosso nel santuario sul monte Fushimi Inari, a perdermi nei meandri del Gran Bazar di Istanbul…”.

Fenicotteri | Carta da parati |PH Mattia Meneghini

Chi è Vito Nesta?

“Sono un ragazzo estremamente curioso, mi piace conoscere tutto quello che mi è ignoto, ​sono ​sempre alla ricerca di quella che possa essere la mia personale forma espressiva​,​ viaggiando, conoscendo persone e luoghi, lasciandomi contaminare da tutto quello che mi circonda. Vivo in modo semplice difendendo un sogno che è quello di diventare un bravo interior decorator”. 

Che cosa vuol dire oggi essere un designer?

“La figura del designer oggi è molto complessa perché non si limita al solo progettare ma include anche l’essere a tutti gli effetti imprenditori di se stessi. Un designer crea assieme all’azienda una guida e un sistema su come proporre il prodotto, crea una comunicazione efficace per il lancio, segue tutte le fasi di un progetto dal primo segno di matita sino alla vendita”.

La memoria è il tuo mondo creativo: come lavori senza scadere nella nostalgia?

“Mi è sempre piaciuto ascoltare storie, nei miei lavori cerco di raccontarle, ma a modo mio. I miei non sono lavori nostalgici​. Semmai raccontano mondi lontani, storie passate e luoghi nascosti rispettando sempre la loro essenza​, con uno sguardo ​proiettato ​al futuro. Penso sia necessario guardare il passato proprio così, con ​uno sguardo rivolto al futuro”.

Il decor oggi, nel mondo del design: un’opportunità in più per i creativi o un mondo che si sta già saturando?

“Io penso che il senso del decor non ​sia​ una tecnica che ​si può acquisire o imparare. O ce l’hai dentro e la senti come forma di espressione o non puoi farne un esercizio. Io penso che non avrei potuto fare altro visto che sin da piccolo i decori mi hanno sempre attratto, questo ha sicuramente giocato a mio favore in un periodo come questo in cui la decorazione sta diventando un valore aggiunto a​l​ progetto”.

Risvolti | PH Serena Eller Vainicher

Come è nata l’idea del Grand Tour?

“L’idea del Grand Tour nasce dalla voglia di esprimere tramite il mezzo della decorazione tutti i mondi, i simboli, le storie e le immagini che ricerco nei miei viaggi sia fatti fisicamente che immaginati”.

 

Esotica per F.lli Majello | PH Andrea Pedretti

Prossima tappa?

“L’Egitto, il Kenya ed il Libano”.