THE SHED, IL DESIGN CONQUISTA L’ULTIMO LEMBO VUOTO DI MANHATTAN

di Secondome

L’unica domanda da non farsi, tra le tante possibili, è: ce n’era davvero bisogno? In teoria no, non c’era nessun bisogno che a New York, nell’ultimo lembo di Manhattan rimasto vergine al mattone, tra Chelsea ed Hell’s Kitchen, a un passo dalla High Line, la sopraelevata trasformata in passeggiata green che tutto il mondo invidia alla Grande Mela, sorgessero The Vessel e The Shed, i due giganti di architettura e design appena inaugurati all’interno di un progetto edilizio e residenziale faraonico. La zona di espansione dove sorgono le due opere è stata ribattezzata Hudson Yards ed è una enorme speculazione in forma di enclave per ricchi con quattordici grattacieli tra quelli tirati su e gli altri in programma nei prossimi anni per un totale di 4,2 milioni di metri quadrati destinati a uffici, appartamenti, un centro commerciale, un centro culturale e una scuola.

The Vessel e The Shed sono le due opere “per tutti” in questo fazzoletto di terra destinato a milionari, il segno dell’architettura e del design in un progetto che ha messo sul piede di guerra il New York Times e moltissimi osservatori della metropoli americana.

Ma come sono questi due enormi, nuovi landmark della Grande Mela? The Vessel è l’edificio-scultura di Thomas Heatherwick, una sorta di scatola scenografica e senza nessuna funzione, un vortice alla maniera di Escher di 154 scale da salire e scendere per non andare da nessuna parte (o dappertutto, se preferite). Un pezzo di architettura che ha già spaccato in due la città, meritandosi una serie di appellativi ironici che vanno dal Grande Kebab a Canestro (da basket). The Shed, invece, è un enorme centro culturale telescopico, con una parte “a scorrimento” che, a seconda del bisogno, si allunga e si accorcia facendo scivolare lungo il suo esoscheletro la struttura.

Il progetto è dello studio Diller Scofidio + Renfro, per il quale quest’architettura assolve a un bisogno cittadino: “New York ha tantissimi centri per l’arte, il cinema, l’architettura, la danza, ma nessuno di questi era mai stato progettato prima per ospitarli tutti insieme”, ha spiegato Elizabeth Diller. In effetti l’opera ospiterà spettacoli, concerti, mostre di arti visive, installazioni multidisciplinari e un laboratorio sperimentale gratuito aperto agli artisti emergenti ed è stato concepito in modo che eventi diversi possano trovarvi spazio simultaneamente.

Tra forma e funzione, spettacolo e profusione di risorse, architettura e design reinventano lo spazio. E se questo spazio nuovo serva davvero a qualcosa, alla fine, forse, conta davvero poco.