PIÙ DESIGN, MENO DECOR: IL RITORNO DELLA FUNZIONE

Di Secondome

In un’intervista di qualche tempo fa, Ronan ed Erwan Bouroullec invocavano una serie di prerogative per i loro progetti, inserendo in quella lista l’onestà, la storia, la qualità del materiale, i segni del tempo e, non ultima, la “funzione”.  Non era scontato che la coppia di designer più in vista, apprezzata e invidiata di questi anni tirasse in ballo proprio il concetto di funzione, che da tempo abbiamo smesso di ritenere una costante imprescindibile nel progetto e siamo abituati, piuttosto, a considerare una variabile in balìa dell’ispirazione del creativo di turno. Eppure nel design la funzione sta risalendo da un po’ di tempo il sentiero carsico in cui ciclicamente si inabissa, per tornare a palesarsi sotto forma di pezzi di classe in cui non è piegata dall’estetica, ma, anzi, in qualche modo la plasma.

Trespolone, Trespolino e Trespoletto | Michele De Lucchi per Danese Milano

A volta questo ritorno della funzione è esplicito, visibile e rivendicato, altre sotteso e da ricercare dietro patine ed effetti speciali. Ma lentamente è come se ci stessimo riavvicinando a un grado zero del design. Non a caso il 2018 è l’anno di Achille Castiglioni, che nasceva cento anni fa e che cento designer di tutto il mondo hanno celebrato con una mostra firmando ciascuno un oggetto di design anonimo. E non a caso al Fuorisalone di Milano uno degli allestimenti di maggior successo è stata la mostra U-Joints che ha celebrato il giunto in tutte le sue forme.

Bouroullec per Wonderglass | ph Giulio Ghirardi

Degli stessi Bouroullec all’ultima settimana milanese del design si sono apprezzati, tra le altre cose, i vasi della collezione Alcova per Wonderglass, realizzati a mano da mastri artigiani italiani, un bilanciamento raffinatissimo di imperfezioni dovute alle tecniche di stampaggio e produzione del vetro che non dimentica, anzi esalta, l’uso dell’oggetto. I Bouroullec sono gli stessi designer della sedia Elementaire progettata per Hay per essere elegante, low cost e finire nei bar all’aperto delle piazze d’Europa. Qui la tecnica usata è l’iniezione e i giunti scompaiono dopo la lavorazione per dare alla sedia l’aspetto di un pezzo senza saldature.

Nel ritorno della funzione, sono gli italiani a dire forte la loro. Prendiamo Pivot di Giacomo Moor, una collezione di mobili (scrittoio, libreria, console freestanding, mobile contenitore e tavolino) che prende il nome dal meccanismo “pivotante” delle ante che fa a meno delle cerniere e riduce l’estetica all’essenziale. Pivot è una collezione funzionale e raffinata, con un trait-d’union di forte impatto, la struttura in tubolare di ferro, arricchita da piani e mensole in olmo fossile con ante in ottone acidato e patine in quattro colori pensate e realizzate in esclusiva da Fonderia Artistica Battaglia.

 

 

Pivot scrivania | Giacomo Moor

Per restare in Italia c’è chi, come Denis Guidone, ha realizzato la prima poltrona per un marchio in ascesa come Mingardo guardando al segno minimale e modernista di René Herbst, Luigi Caccia Dominioni e alle tecniche di piegatura del legno delle sedute viennesi. Un unico segno avvolgente definisce in loop lo schienale e diventa seduta senza soluzioni di continuità. Le parti imbottite, schienale e struttura, sono collegate da cinghie che diventano l’unico dettaglio della struttura lasciata volutamente a vista affinché si legga tutta l’abilità dell’officina Mingardo, esperta della lavorazione del metallo da generazioni.

Denis Guidone per Mingardo

Anche Ron Gilad alla direzione artistica di Danese Milano rivendica più funzione: per il brand, Michele De Lucchi ha realizzato Trespolone, Trespolino e Trespoletto, “una via di mezzo tra il cavalletto di un pittore e quello di un fotografo” spiega l’architetto e designer. “Un oggetto che quando serve può essere tavolo, appendiabiti, portaombrelli e quando non è più utile può sparire completamente”. Fa sorridere, poi, che lo stesso Gilad abbia disegnato un nuovo portafrutta Fruit Bowl dopo avere raccolto l’anno scorso, racconta lui stesso, le critiche “degli amanti di uva e ciliegie” perché semplicemente gli acini sfuggono al contenitore.

Pensare alla funzione vuol dire anche fare qualche passo indietro con la giusta umiltà.