MILLIM STUDIO, IL DESIGN MILLENNIAL SPOSA MARMO E PLEXIGLASS

Secondome intervista Millim Studio

Insieme ad Atlas di Hillsideout, l’altra anima di Match, il progetto che Secondome porta alla Design week di Milano, al FuturDome, è Fusion. Anche in questo caso una coppia di designer lavora all’incontro/scontro di materie diverse, marmo e plexiglass. Ne abbiamo parlato con gli autori, Millim Studio, ovvero Chiara Pellicano ed Edoardo Giammarioli, entrambi classe 1989 e quindi con una prospettiva millennial al loro lavoro di creativi.

Come avete scelto i materiali per questa fusione? Perché proprio marmo e plexiglass?
Eravamo affascinati dal concetto di fusione ma legato alla scoperta. Volevamo fondere per svelare, necessitavamo dunque di un materiale pieno che si lasciasse esplorare dall’interno e di una lente che potesse amplificare ciò che normalmente siamo abituati a vedere.
Il marmo, con i suoi infiniti dettagli ci ha fornito una storia da raccontare, il plexiglass con le sue caratteristiche di trasparenza e distorsione, una perfetta voce narrante.

Fusion Dettaglio

Dove è il valore del lavorare in coppia? Avete sensibilità diverse e vi completate o vi sovrapponete?
Nonostante la direzione sia la stessa, non faremo mai la stessa strada per arrivare a destinazione, crediamo che il valore sia proprio la costante scoperta dell’altro.
Gli approcci e le sensibilità sono diversi, quindi normalmente ci si completa ma altre volte bisogna imparare a sovrapporsi, non con l’intento di sovrastare quanto di comprendere l’altro e a volte seguirlo.

Due anni dopo “design the future”, un primissimo bilancio di come è stato questo futuro
Siamo felici, sono stati due anni entusiasmanti e intensi. Si sono aperti nuovi percorsi, stiamo imparando tanto e stiamo avendo la possibilità di spaziare in progetti completamente diversi gli uni dagli altri. Lavorare ad un prodotto per una galleria e un momento dopo lavorare ad un progetto per una multinazionale e ancora subito dopo progettare piccole collezioni in autoproduzione, crediamo che questo sia il miglior regalo che questo futuro ci potesse fare.

Che cosa vuol dire essere designer millennial? Che approccio vi fa avere la vostra età nel disegno e nella progettazione?
Essere designer millennials significa dimenticare la parola target e sostituirla con sentimenti, umori, desideri. Il nostro approccio è questo, cerchiamo di suscitare emozioni per qualcuno che è in ascolto. Le persone vogliono comprendere e “sentire”, per questo diamo importanza a tutto il processo mentale che porta al progetto e cerchiamo di curare tutti gli aspetti che vanno anche oltre la sfera del prodotto, cerchiamo di dare un’ esperienza totale a chi vive il progetto.

Collage The Row

Un’opera non vostra che secondo voi fotografa bene che cosa è il design oggi
Una delle operazioni che più ci ha catturato ultimamente è “Museum League” di Maurizio Cattelan. È quello che noi chiamiamo Progetto. Tutto è al suo posto, concettualmente e commercialmente; ma soprattutto mette al centro il concetto di appartenenza, come abbiamo detto prima, parla a chi è in ascolto ma con una visione potenzialmente popolare e replicabile all’infinito, un progetto raro.

Un artista o designer da cui avete imparato qualcosa e uno a cui vorreste rubare un segreto
Ci ha colpito molto la visione di Christoph Niemann, scrittore, illustratore e graphic designer tedesco. In alcune delle sue illustrazioni e in molte sue interviste racconta i retroscena del suo lavoro: un elogio alla fatica mentale e ai processi che portano alla definizione di un progetto nuovo.
Pensavamo di essere strani a fare tutta la fatica che facciamo per arrivare ad un progetto completo, è stata molto istruttiva per noi, ci ha fatto sentire più “normali”. La fatica fa parte del gioco.
Un segreto da rubare? Sicuramente a Studio Job. Siamo affascinati dalla loro coerenza e dalla forza che riescono a dare a tutti i loro progetti.