MERAVIGLIE MILANESI: L’OMAGGIO DI CINO ZUCCHI A CACCIA DOMINIONI

di Secondome

C’è una cupola ellittica, sezionata da piani verticali che la intersecano generando archi ribassati, e penetrata da lame verticali che fungono da ingresso, ad attendere i visitatori del Padiglione Centrale ai Giardini della Biennale in Laguna. All’interno, si spalanca una piccola grande meraviglia della rassegna veneziana: l’omaggio che Cino Zucchi e il suo studio tributano a Luigi Caccia Dominioni e alla Milano uscita dal tratto del maestro scomparso due anni fa.

L’allestimento è dedicato in particolare al complesso di corso Italia tirato su tra il 1957 e il 1961 ed esplora grande e piccola scala, tra plastici che contestualizzano l’opera nel tessuto di una città che rinasceva dal Dopoguerra e viveva il boom, e le immagini – il reportage fotografico è dello stesso Zucchi, quasi un atto d’amore per il maestro e la sua lezione – che restituiscono la forza e il valore di materiali, colori, texture, di affacci sulla pubblica via e spazi condominiali.

“Sapevamo che Zucchi aveva conosciuto il grande architetto e questo suo rapporto privilegiato, insieme all’esperienza che può vantare in ambito professionale e accademico, ci è parso offrissero un’occasione unica per una ‘rilettura’ delle opere di Caccia Dominioni”, spiegano Yvonne Farrell e Shelley McNamara, le architette irlandesi curatrici di questa Biennale cui hanno assegnato il tema del Freespace e della generosità dell’architettura. “Per Cino Zucchi l’architettura è il fondale prediletto delle nostre esistenze. Il suo metodo di architetto lo fa interprete di un approccio eclettico, fatto non di sola analisi né di sola invenzione, in cui abitudini e cultura filtrano i dati grezzi del fare architettura e i valori dichiarati sono urbanità, bellezza della città e responsabilità ambientale”. Zucchi indaga l’opera di Caccia Dominioni organizzandola in tre gruppi distinti: le facciate sono gli schermi abitati all’interno della città, gli spazi interni le cavità scolpite dalla luce e dal movimento. E poi ci sono i dettagli: intrecci narrativi tra materiali e forma cui Zucchi aggiunge le sue citazioni, dallo stucco rosso pompeiano alle pareti interne della cupola al raffinato lampadario a grappolo.

Una lezione su una lezione, quella di Zucchi, che non a caso parla di “sottile effetto pedagogico” a proposito di questa riscoperta, come pure di “approccio etico” di Caccia Dominioni. “Tutti i suoi progetti” spiega Zucchi “formano ciascuno un caso specifico che richiede soluzioni peculiari, e le cui limitazioni accendono l’arguzia artistica dell’autore, generando spazi o figure meravigliose capaci di risolvere con apparente candore la varietà delle condizioni alle quali devono rispondere”.

Una meraviglia che non a caso l’allestimento ha scolpita pure nel nome: Everyday Wonders.

Immagini © CZA – Cino Zucchi Architetti