LESS IS MORE? NON PIÙ

di Secondome

Ci sono fenomeni che pur essendo sotto gli occhi di tutti hanno bisogno di uno sforzo tradotto su carta per diventare una verità acclarata. Uno di questi fenomeni è certamente il ritorno prepotente del decoro. Texture e pattern, per citare i casi più evidenti, sono di nuovo sulla breccia, e la ricerca di nuove superfici sta portando designer e aziende a sperimentare  sul fronte dell’ornamento. Un ornamento che non è quasi mai più fine a stesso, ma funzionale.

Rilievi | Zaven per Cedit

Su questo ritorno del decor fa il punto un bel libro di Cinzia Pagni appena uscito per Franco Angeli. “L’ornamento non è + un delitto” mette in fila anni di correnti nel mondo del design per arrivare a una conclusione: l’era del less is more è ormai definitivamente alle nostre spalle e Adolf Loos, al cui celebre titolo L’ornamento è un delitto il libro di Pagni è ispirato, avrebbe grandi difficoltà oggi a dar corpo alla sua tesi.

Proust | Alessandro Mendini

Ma cosa è successo che ha spinto il mondo del design ad abbandonare via via col tempo il razionalismo e le sue derivazioni? Innanzitutto, spiega l’autrice, docente al Politecnico di Milano, si è andata esaurendo l’onda lunga degli architetti e dei progettisti cresciuti alla scuola razionalista, così che maestri e riferimenti sono cambiati come è normale che sia. Non ci sono, chiaramente, soltanto ragioni anagrafiche. In una società flessibile, multietnica, multiculturale e ipertecnologica, la progettazione è diventata sempre più mista. Non esiste più – né può essere altrimenti – un linguaggio e un codice unico, a prevalere è la contaminazione. Ed è in questa molteplicità emblematica che il decor e l’ornamento trovano nuova forza per affermarsi, non più come semplice dato esteriore ma progettuale.

Una Bar cabinet | Stefano Marolla per Secondome

Il caso dei pattern sta diventando di scuola. Già secondo Robert Levit, studioso e vincitore di diversi premi di design, il riaffermarsi dei motivi decorativi ipnotici non è un semplice bisogno di decorazione, ma molto di più. Oggi, ricorda Pagni, il pattern making si trova ovunque, sempre più spesso sottoposto alla funzione, come recupero di un dato simbolico, esaltato dalla tecnologia moderna e dal 3D. Insomma, non è soltanto grafica, anzi: “L’idea dell’immaterialità delle tecnologie digitali e delle possibilità derivate aprono a opportunità inaspettate – scrive Pagni – per determinare un futuro nell’evoluzione del decoro. Sono queste che incideranno sempre più sul progetto”. È per questo che non si potrà tornare più a un tempo senza decoro. “Il design nel suo procedere camaleontico tra i labirinti delle modificazioni offerte dalla società ha saputo diventare espressione di nuove sensibilità e il timore di apparire superficiali nell’utilizzare la decorazione è stato spazzato via”. Dal less is more siamo ormai passati all’epopea del more and more.