LA XXII TRIENNALE DI PAOLA ANTONELLI: “CI ESTINGUEREMO, MA CON IL DESIGN SARÀ PIÙ BELLO”

di Secondome

Il via è fissato il primo Marzo, quando l’arte, il design e le installazioni provenienti da ventisei Paesi di tutto il mondo saranno finalmente visibili al pubblico dopo mesi di battage che hanno già fatto di “Broken Nature: Design Takes on Human Survival” l’appuntamento culturale per antonomasia del 2019. Si tratta della XXII Esposizione Internazionale della Triennale di Milano. Una mostra firmata da Paola Antonelli, senior curator del Dipartimento di architettura e design del MoMA di New York, e da un team di grande livello che può contare su Ala Tannir, Laura Maeran ed Erica Petrillo per la curatela, su Laura Agnesi e Marco Sammicheli per le partecipazioni internazionali e Studio Folder con Matilde Cassani per l’allestimento.

Capsula Mundi, Anna Citelli e Raoul Bretzel

È un concept, quello di Broken Nature, che, come anticipato dalla stessa Antonelli in questi giorni, ha l’obiettivo di sfaldare certezze con la stessa forza con cui i cambiamenti climatici stanno sciogliendo i ghiacciai e aprendo l’umanità a una sorte nuova. Il focus è sulla natura “spezzata”, sul posto che l’uomo occupa nel Pianeta, sul destino della Terra irreversibilmente votato all’estinzione. “Che ci estingueremo, è certo” spiega Antonelli, “è soltanto questione di tempo. Il design può però accompagnarci all’estinzione provando a rallentarla. I designer amano le costrizioni, e l’estinzione è un’ottima costrizione”.

Llareta #0308-2B31 (Up to 3,000 years old; Atacama Desert, Chile), from The Oldest Living Things in the World by Rachel Sussman

Nel ribaltare certezze e concetti, mettendo in discussione l’antropocentrismo e i suoi corollari sedimentati dal tempo, Antonelli sfida anche i luoghi comuni lessicali. Parla della mostra come di un “festival della sostenibilità”, salvo aggiungere di non amare la parola sostenibile e di preferirle “ricostituente”. La sfida che il design deve darsi, sostiene, è di accompagnarci all’estinzione in maniera etica, ma anche “elegante e sensuale”.

Copyright Pnat s.r.l., 2018

Nel lessico di Antonelli, design e natura sono entità politiche. Nella sua geografia, l’epicentro non è l’Occidente, ma Paesi come il Brasile o interi continenti come l’Africa dove la scienza, la tecnologia e i designer stessi sperimentano approcci e soluzioni alle emergenze che in queste fette di mondo si fanno più pressanti. Il senso dell’urgenza è difatti un altro focus, per “lasciare al visitatore l’idea che dobbiamo ragionare e vivere con la consapevolezza di un tempo lungo, quello in cui si manifestano gli effetti sul Pianeta dei nostri comportamenti”. Per questo, per esempio, tra i protagonisti di Broken Nature ci sarà la canadese Kelly Jazvak che con i Plasticglomerates si concentra sui nuovi fossili, ovvero i resti di plastica che non si decompongono e che corrispondono alle tracce indelebili che lasceremo ai posteri, equivalenti a quelle che l’uomo primitivo ha lasciato a noi. Grande e piccola scala, cosmico e quotidiano si sovrappongono e intrecciano in un allestimento che promette di essere un’enorme guida al presente e al futuro, dentro un mare di possibilità con una sola via d’uscita. Sarà una XXII Triennale che, insomma, guarderà al design più come strumento che come contenuto. E forse proprio per questo ci piace già tanto.