IL DESIGN DENTRO AL TUNNEL. PER FAR RIFLETTERE

di Secondome

Dentro a quei tunnel il design riflette sui massimi sistemi. Per esempio: si può resistere al bombardamento di immagini e suggestioni che ogni giorno ci arrivano a centinaia dal web e dai social network o siamo avviati irreversibilmente a diventare spugne senza più la capacità di distinguere quel che è irrilevante da ciò che è di qualità? E ancora: siamo più in grado di relazionarci col prossimo capendo realmente chi e che cosa abbiamo di fronte, o abbiamo perduto l’empatia che è alla base del vivere sociale?

Freitag

C’è un fil rouge di temi attualissimi che quest’anno si dipana al Fuorisalone di Milano sotto forma di installazioni, incluse alcune tra le più spettacolari del 2019. La scena è quella degli ex Magazzini Raccordati, ovvero i tunnel della Stazione Centrale dove per il terzo anno consecutivo Ventura Projects porta una serie di allestimenti a cura di creativi di vaglia commissionati da marchi internazionali. Lungo questo filo trovano posto riflessioni sotto forma di schermi, arredi e tecnologie che tra una sensazione tattile e un’esperienza immersiva proveranno a instillare dubbi e a veicolare visioni critiche.

Freitag, per esempio, il marchio svizzero di borse ricavate da teloni di tir, e dunque riciclate e riciclabili, ha chiesto a Georg Lendorff di inscenare un percorso che suggerisca al pubblico – in maniera inusuale – una riflessione sul cattivo design. L’installazione si intitola Unfluencer e dà per scontato che nella settimana milanese si parli soprattutto di buon design, di qui l’esigenza di esplorare l’altro lato della medaglia.

Tell me more – Rapt

Sempre in tema di riflessioni sociali, si annuncia interessante anche Tell me more, non fosse altro perché a realizzarla è nientemeno che Rapt, lo studio americano che progetta in tutto il mondo spazi per i giganti del web e non, da Google a Dropbox, da Hbo a Vans passando per The North Face, Twitter e PayPal. Da Rapt si entrerà come singoli individui per uscire sentendosi parte di un gruppo. Come? In pratica, si passerà di sala in sala rispondendo alle domande formulate dal visitatore che ci ha preceduto, in una catena che serve a sviluppare la coscienza di essere parte di un insieme e non individui lontani dal prossimo. L’installazione, in due parti, consiste in una camera di arrivo e in un’ampia sala che funge da sfondo per esplorare la connessione umana. Quando gli ospiti entrano per la prima volta nello spazio, vengono accolti da piccoli “palcoscenici” circolari e drappeggiati che sono la riproduzione di una sorta di teatro personale. In questo piccolo teatro, a ciascun ospite è posta la domanda formulata dallo sconosciuto che lo ha preceduto. Il tutto in un’atmosfera suggestiva che stimola a parlare, a interloquire, a comunicare. Il bello del design: farci uscire tutti dalle bolle in cui, chi più chi meno, ci siamo tutti rinchiusi.