HILLSIDEOUT: ATLAS, IL DESIGN DELL’UTOPIA CHE ARRIVA DA ATLANTIDE

Secondome intervista Hillsideout

Gli opposti coincidono. E, nel design, generano mondi fino a un attimo prima insondati e impensabili. Come Match, il progetto che Secondome porta alla Design week di Milano, nel FuturDome di via Paisiello. Un progetto che evoca fin dal nome l’idea di un incontro-scontro tra materiali e forme completamente diversi. Match sono due collezioni realizzate da due coppie di designer, a loro volta formate da creativi dall’approccio differente.

Partiamo da Atlas, il tavolo in bronzo e vetro di Murano disegnato da Hillsideout, il duo italo tedesco composto da Nat Wilms e Andrea Zambelli che dal 2009 fa dell’incontro tra la lavorazione artigianale del legno e la contaminazione con materiali contemporanei la sua cifra stilistica.

Il passato nella vostra ispirazione ha un ruolo fondamentale, in questo caso andate a ripescare il mito di Atlantide. Perché? 
Introducendo due nuovi materiali, il bronzo e il vetro di Murano, li abbiamo associati a quest’isola mitologica di fuoco e ghiaccio, famosa per i suoi metalli. Giocando con questa idea, abbiamo realizzato il primo arredo, un tavolino chiamato Atlas che segna l’inizio di una collezione di mobili utopici che sarebbero potuti appartenere al Titano Atlante della mitologia greca, primo re della paradisiaca e iper civilizzata isola di Atlantide. E proprio perché di Atlantide, Atlas è distrutto e in qualche modo diverso. Ha un’anima in acqua, perché senza non potrebbe esistere, ‘congelata’ per diventare vetro, insieme fragile e solido. E utilizzabile.

 

Atlas work in progress

Qual è la logica che usate nell’associare materiali contemporanei al legno? 
In questo progetto abbiamo usato il legno soltanto per fare il modello da cui ricavare il calco. Nonostante ciò si sente la sua presenza. Questo per dire che il contemporaneo siamo noi, è la nostra mente, non sono i materiali. Ciò non esclude che il legno sia il materiale che si adatta a molte nostre esigenze e perciò fa sempre parte del nostro lavoro. Vogliamo esprimere una dinamicità che può essere suscitata sia dai materiali che dai concetti.

Come avete scelto i materiali per questo progetto? 
Ci piace lavorare con materiali liquidi, in grado di trasformarsi in uno stato solido. Per questo abbiamo pensato a un progetto dove due materiali simili e allo stesso momento molto diversi potessero combaciare e darsi forza.

Come può un creativo che coltiva la memoria fare un buon design senza scadere in quel culto della nostalgia che è diventato una moda? 
Bisogna sempre guardare dentro se stessi.

Nat Wilms e Andrea Zambelli | PH Ruy Teixeira

Siete nati come duo anche per rilanciare la manifattura. Dal 2009 a oggi, come avete visto crescere questo mondo dell’alto artigianato?

È difficile generalizzare, ma per quanto riguarda i mobili, abbiamo visto poca ricerca legata all’alto artigianato come se non ce ne fosse bisogno in questo momento storico. L’interesse va verso l’effimero e quindi lo spazio come i materiali vengono percepiti diversamente. Detto ciò, troviamo che sia molto importante dare un contrappeso e tornare alla materia.

Un artista o designer da cui avete imparato qualcosa e un altro a cui rubereste un segreto?
Abbiamo due trascorsi formativi molto diversi e anche i nostri mentori lo sono. Ci troviamo però d’accordo sui registi italiani del dopoguerra come Michelangelo Antonioni, per la sua visione estetica e umana che non si perde nelle emozioni.