GIO TIROTTO, RITO E MITO NEL DESIGN

Secondome intervista Gio Tirotto

Il progetto prima di ogni cosa. Il design per emozionare. L’arte come un faro. Abbiamo rivolto qualche domanda a Gio Tirotto.

Chi è Gio Tirotto?
“Gio Tirotto è un artigiano dell’idea”.

Che cosa vuol dire oggi essere un designer?
“Significa credere tanto nel progetto, cioè nella profonda importanza che il contenuto progettuale ha all’interno della logica realizzativa. Questa credo sia l’unica strada possibile per arrivare alla creazione di un’opera che rimanga nel tempo”.

Coexist Mod Ground & Mod Sky

Che cosa vuol dire oggi essere un designer di 37 anni? Esiste quello che alcuni chiamano Millennial design ovvero un approccio diverso alla creatività da parte della tua generazione? Se sì, te ne senti portavoce?
“Non saprei con certezza. È una domanda molto difficile. Io provo quotidianamente a portare la mia ricerca in produzione, che sia per aziende o per interni privati, ma non so dire se il mio è Millennial design… L’approccio al progetto che oggi esprimo l’ho imparato dai maestri, sui libri e negli studi dove ho collaborato, dapprima l’ho rispettato e poi, col tempo, l’ho appreso, cercando di tramutarlo nel mio metodo creativo che oggi è rappresentato nel modo più sincero possibile da ciò che negli ultimi dieci anni ho prodotto”.

Hanno scritto di te che vuoi ricreare la complicità tra uomini e oggetti. L’emozione è la nuova funzione?
“Sì. Per me emozionare viene prima di tutto. Un oggetto emoziona quando racchiude il migliore equilibrio possibile tra funzionalità, messaggio e forma. Sono queste le caratteristiche che creano complicità tra uomo e oggetto, imprescindibili nel mio linguaggio artistico”.

Disarmante

Questo è l’anno di Achille Castiglioni. Quanto conta questa figura nel tuo lavoro?
“Tanto. Dal giorno che l’ho conosciuto (non di persona purtroppo) è diventato la colonna portante della mia voglia di fare il designer. Ultimamente ho disegnato Ammuraggio (nome che appunto sottolinea questo mio legame, vedi Allunaggio per Zanotta), un arredo da giardino che si ispira al suo insegnamento, l’accorgersi dei comportamenti e del sottolinearli attraverso l’oggetto”.

Parli di riti, qualcosa che nella società di oggi è completamente cambiato: non ci sono più riti di passaggio e sempre meno pratiche condivise. Dove trovi oggi i tuoi cenacoli per scambiare idee e trovare spunti, suggestioni?
“I cenacoli sono infiniti, io mi trovo a fare ricerca sempre durante il giorno, non ne posso fare a meno, credo che sia anche una questione di carattere oltre che di passione (è diventata la scusa per fare il profilo instagram!). Forse anche Ryto, il liquore che da qualche anno produco, è sicuramente l’artefice dei cenacoli più creativi e stimolanti che vivo. Viaggiare per presentarlo e raccontarlo mi fa conoscere gente nuova e interessante ogni settimana che, seppur da un punto di vista non prettamente di design, mi stimola al progetto. Ripeto: tutto suggestiona, più arte c’è e meglio è”.

Ryto

Due progetti non tuoi che hai amato di recente?
“Se parliamo di progetti, e non solo di prodotto/oggetto, mi viene alla mente Una stanza tutta per sé di Cantiere Galli, un progetto di allestimento temporaneo ben fatto ed interessante, dove si affronta il progetto di interior nel profondo del suo contenuto carpendone il significato anche da una singola fotografia. L’altro progetto che ho amato di recente è la collezione P.O.P., piccoli oggetti possibili degli Zaven per Galleria Luisa delle Piane, una ricerca che sovrappone perfettamente grafica e funzione, da cui esce arte da tutti i pori. Bravissimi”.

A che cosa stai lavorando per i prossimi mesi?
“Sto creando una nuova collezione di rivestimenti in ceramica. Da qualche anno faccio sperimentazione in questo settore e ora credo di aver portato la mia idea ad un buon livello realizzativo e produttivo. Il progetto affronta il classico tema dei materiali naturali, reinterpretandoli, anzi, completamente reinventandoli attraverso la matericità delle decorazioni superficiali che ho scelto di utilizzare”.