FUORISALONE, QUANDO IL PROTAGONISTA È IL PUBBLICO

Di Secondome

Quanto lontano ancora riuscirà a portarci il design con le sue installazioni, dopo l’ultimo Fuorisalone di Milano? È la domanda di queste ore, con gli occhi che si sono appena chiusi su una quantità incredibile di allestimenti. Installazioni con numeri da capogiro, sia per quanto riguarda i visitatori sia per i budget investiti dai grandi marchi: Hermés, Panasonic, Audi, Bulgari… inutile elencarli tutti. Sarà difficile, in futuro, alzare ulteriormente l’asticella della qualità. Perché se già in passato l’obiettivo di questi grandi allestimenti che sono il fiore all’occhiello della Design Week milanese è stato stupire, stavolta si è proprio voluto suscitare un senso di meraviglia.

Bulgari – Infinity mirror

La parola d’ordine quest’anno è stata interazione, spesso anche interattività. Non c’è installazione di successo che non abbia chiesto al visitatore di partecipare, di dire la sua, di intervenire, proiettandolo in percorsi immersivi perfetti per un pubblico il più ampio possibile e trasversale per sesso, età e gusto. Che si tratti dell’enorme pallone gonfiabile a tecnologia zero di Arcadia, la creazione giocosa e ironica con cui Sara Ricciardi si è cimentata con una parola e un concetto complessi come eredità, o del labirinto ipnotico e delle opere spaziali con cui Bulgari ha debuttato al Fuorisalone ingaggiando Mvrdv, Ivan Navarro e Storage associati, ovunque il messaggio ai visitatori è stato lo stesso: venite a partecipare, abbiamo costruito un mondo di design a vostra misura. Così in tantissimi hanno fatto rimbalzare il pallone di Arcadia nella piccola stanza oltre le tende di un cortile delle 5 Vie. A migliaia si sono fotografati davanti agli specchi di Phillip K. Smith III per Cos a Palazzo Isimbardi, forse l’opera più instagrammata di tutta la settimana, o dentro il percorso che John Wines ha costruito per Foscarini in Brera, capovolgendo idealmente pavimento e soffitto, o ancora in mezzo alle travi rosse con cui nel Cortile d’onore di Palazzo Litta Asif Khan ha invitato il pubblico a puntare il naso all’insù, verso il cielo.

Nendo – Forms of movement

Impossibile poi non citare un grande classico come Nendo: lo studio giapponese è da tempo protagonista assoluto del Fuorisalone e quest’anno le sue Forms of movement hanno conquistato con il solito equilibrio tra tecnologia e poesia.

Se si dovesse scegliere una sola di queste installazioni, per catturare il senso dell’offerta della settimana conclusa, penseremmo a My first me: know yoursefl like never before, nello showroom di Issey Miyake. Qui tecnologia, emozione e senso della scoperta si sono fuse in un percorso che era anche un invito a viaggiare alla scoperta di se stessi.

Issey Miyake – My first me: know yoursefl like never before

L’autore, Masahiko Sato, è un esperto di neuroscienze, arti multimediali, animazione e progettazione grafica: la sua installazione permetteva tra le altre cose di liberare la propria impronta digitale in una sorta di piscina composta da grandi monitor, vederla fluttuare e poi richiamarla a sé in qualsiasi momento. Ri-conosci te stesso: Socrate che incontra il design.