FUORISALONE, COSE DA NON PERDERE

Di Secondome

 

Quali sono gli eventi da non perdere in questo Fuorisalone di Milano? Abbiamo preparato la nostra lista di eventi e installazioni irrinunciabili.

U-Joints, Equations of Universal Lifestyle.
Partiamo da U-Joints, alla galleria PlusDesign in via Archimede 28.Siamo al grado zero del design, e infatti parliamo di giunti: viti, tubi innocenti, code di rondine, nodi marinari…

Andrea Caputo e Anniina Koivu hanno diretto un team di quindici professionisti che in un anno ha dato corpo a un’ossessione e colmato una lacuna: nonostante i giunti siano alla base di qualsiasi manufatto di design e non, non esisteva ancora un mostra che li catalogasse per dimensioni e materiale, distinguendo quelli anonimi dagli altri d’autore. Un bell’allestimento, con tavoli coperti di teli bianchi a evocare un ricevimento nuziale, corona il riscatto di questi oggetti umili coi quali si sono cimentati anche maestri come Alvar Aalto ed Enzo Mari, Alberto Meda e Vico Magistretti. In mostra pezzi di oltre cinquanta designer e capolavori di falegnameria orientale. E presto arriverà anche un catalogo.

 

Vegan Design
Per chi cerca nel design un filo e una storia, Vegan Design – Or the Art of Reduction al Garage Sanremo in via Zecca Vecchia è un allestimento imperdibile. Per due motivi: l’autore, l’israeliano Erez Nevi Pana, esplora un mondo ancora inedito per il design: il veganesimo. E poi la mostra è curata da Maria Cristina Didero: il suo nome è una garanzia di qualità nella scelta degli autori e nell’approccio narrativo. Erez Nevi Pana disegna e produce mobili rinunciando a qualsiasi componente derivi dagli animali, incluse le colle usate tradizionalmente per il legno. E quando deve raccogliere la seta per i tessuti, aspetta che la farfalla sia uscita dal bozzolo. Il valore del suo lavoro, a prescindere dall’adesione o meno al veganesimo, consiste nel fatto che il designer s’è assegnato un compito difficile, da portare a termine lungo un sentiero angusto, ed è riuscito a realizzarlo rispettando quel codice. Una piccola, grande utopia che prende corpo grazie al design.

  

Vegan Design | Erez Nevi Pana                                       Arcadia | Sara Ricciardi

Arcadia
Siamo nell’universo sognante di Sara Ricciardi. La curatrice Alice Stori Liechtenstein ha arruolato la giovane di Benevento, classe 1989, mentre vive il delicato passaggio da promessa a realtà del design italiano. L’allestimento, Arcadia, in via Cesare Correnti 14 (distretto 5Vie), è una installazione gonfiabile ironica e giocosa sul tema dell’Eredità. Alice Stori Lichtenstein fa cimentare la designer con la “legacy”, appunto, di Schloss Hollenegg, il castello austriaco in cui la curatrice sviluppa il progetto di ricerca che coinvolge giovani designer da tutto il mondo.

Una stanza
Siamo a Ventura Centrale, lo spazio in via Ferrante Aporti 9/21 ricavato nei vecchi magazzini della Stazione che per il secondo anno   si conferma tra le novità più interessanti del Fuorisalone.

Qui il designer eclettico Antonio Aricò ed Editamateria invitano a varcare   un portone, a entrare in un tunnel e, passo dopo passo, a prendere posto in una stanza dove c’è l’indispensabile per vivere. Un  ambiente intimo che ricrea lo spirito e la poetica di Aricò: una credenza, un tavolo fratino, uno scrittoio, una brandina e un quadro. Ciascun mobile ha una funzione e tutto rimanda a un’emozione in   cui convivono intimità e condivisione.

1+1+1 Assab One
Marco Sammicheli torna a curare il fortunato progetto (via Privata Assab 1) dalla formula intrigante: chiamare un architetto, un   designer e un artista a dare tutti insieme un’anima agli ex spazi industriali dell’azienda di famiglia dove si stampavano libri.

Spazio che Elena Quarestani ha dedicato all’arte nel 2002. Per questo Fuorisalone la scelta è caduta su Johanna Grawunder, architetto americano che ha lavorato con Superstudio e Ettore Sottsass, Christoph Hefti, designer del tessile da tempo votato all’arredamento, e Antoni Malinowski, artista polacco che usa il colore per progettare spazi. Il risultato sono opere in cui il senso del format si avverte totalmente. Marco Sammicheli ha spiegato a Domus: “L’invito agli autori arriva tra l’autunno e l’inizio dell’inverno. Chiediamo ai prescelti non solo di presentare la loro opera, ma anche di venire a stare qui, a vivere questa esperienza con noi. Mangiamo insieme, lavoriamo insieme. Un aspetto importante, di accompagnamento quasi goliardico, che integra la curatela del progetto”.

FuturDome e Match
FuturDome in via Paisiello 6 è una novità di questo Fuorisalone. Nel grande edificio liberty che fu la casa degli ultimi futuristi negli anni   40 arriva Ventura dopo il trasloco da Lambrate, dando spazio a progetti innovativi, che spesso trattano temi sociali e gettano un faro sull’avanguardia tecnologica. È qui che trova posto Secondome con   il progetto Match. Già il nome evoca l’idea di un incontro/scontro   tra materiali e forme completamente diversi. Match sono due tavoli e una seduta realizzati da due coppie di designer, a loro volta formate da creativi dall’approccio differente. Atlas è una creazione in bronzo e vetro di Murano disegnata da Hillsideout, il duo italo tedesco composto da   Nat Wilms e Andrea Zambelli che dal 2009 fa dell’incontro tra la lavorazione artigianale del legno e la contaminazione con materiali contemporanei la sua cifra stilistica. Con Fusion, invece, Millim   Studio, ovvero Chiara Pellicano ed Edoardo Giammarioli, entrambi classe 1989, fanno incontrare/scontrare marmo e plexiglass.

 

HH, una visione olandese di salute e felicità
Sempre al FuturDome, l’olandese Alissa Rees porta la sua bellissima storia di studente di filosofia diventata designer dopo un lungo ricovero in ospedale. Quei giorni trascorsi in stanze spoglie e asettiche, l’hanno spinta a cambiare professione. Tra i progetti di Alissa ci sono set di candele per le stanze d’ospedale, strumenti sanitari indossabili per rendere la vita meno complicata ai pazienti e gadget giocosi. Il tutto disegnato con un approccio che è una vera lezione di design dell’empatia.