ELENA SALMISTRARO, RACCONTACI UNA FIABA

di Secondome

Dall’illustrazione al design, come in una fiaba ancestrale che parla all’uomo per rivelargli le sue origini, il suo senso e il suo destino.

Ci sono i primati, le creature primitive che ricordano all’uomo la sua natura animale. C’è la Contessa Florinda, il totem di una donna che non vuole invecchiare e si abbandona alla chirurgia estetica fino a estenuare il proprio aspetto in una figura grottesca e a suo modo poetica. Ci sono le lampade colorate omaggio a Giorgio Morandi e c’è Polifemo, dove l’occhio del gigante diventano le ante di una credenza ispirata al passato e completamente reinterpretata in chiave contemporanea, quasi a diventare uno scrigno di segreti e memorie.

Sembrano usciti dalle favole le creazioni di Elena Salmistraro, opere in cui gioco, ironia e riflessione prendono la forma e i colori di pezzi dal decor singolare e coloratissimo. Tutte collezioni che in sei anni – dal debutto al Fuorisalone di Milano nel 2012 – a oggi hanno fatto di questa designer milanese nata 35 anni fa un caso in Italia e all’estero.

Una mostra a Milano,  nello showroom di Cc-Tapis, a cura di Valentina Guidi Ottobri e in collaborazione con Seletti, Bosa, Stone Italia, Lithea, SecondoMe, DeCastelli, London Art e Camp Design Gallery – tutti brand con cui Salmistraro ha all’attivo collaborazioni – è l’occasione fino al 26 ottobre per esplorare questa poetica e il modo in cui si traduce in oggetti che sembrano arrivare da un passato senza tempo e rappresentano un unicum nel panorama della creatività italiana.

La prima caratteristica che rende Salmistraro quasi un caso a parte nella scena del nostro design è che tutto inizia da un’illustrazione e via via prende la strada di una creazione materica che, attraverso pattern, creature zoomorfe e geometrie, si impone agli occhi con una carica sorprendente di colori ed espressività, accompagnando lo sguardo verso finiture e dettagli preziosi.

Già i primi esperimenti di Elena, lampade in cartapesta e il divano Deux Ames, lasciavano intendere la piega che avrebbe preso il suo lavoro. Ancora più rivelatore il passaggio al Jacroki, un tessuto naturale, per poi arrivare alla ceramica e via via misurarsi con quanti più materiali possibili, in una ricerca e in un gioco continui, alimentati dalla consapevolezza che “gli oggetti stavano diventando i miei soggetti preferiti”, come ha detto una volta.

Dalle prime autoproduzioni – che sei anni fa l’hanno portata al Fuorisalone – a oggi, c’è tutta la vertigine di una creativa i cui pezzi stanno già girando il mondo grazie alla mostra The New Italian Design, a cura di Silvana Annichiarico e Andrea Branzi.

La mostra è articolata in due stanze ed è una full immersion in prodotti di ogni genere, dai vasi ai tappeti, che ambiscono a diventare icone. E in qualche caso già lo sono.

credit: Photo by Juliano Araujo